| METAL SHOCK | Defenders of Steel |
| PSYCHO | TrueMetal.it |
| FLASH | Metal.it (EUTK.net) |
| ROCK HARD | Rock Shock |
| METAL HAMMER | Metallus.it |
| SUONO | Tempi duri.it |
SUONO 7/10
Bello questo esordio di questi cinque ragazzi cresciuti a pane e metallo.Dopo la pubblicazione di due ep usciti rispettivamente nel 2000 e 2002, i Prowlers approdano alla difficile prova del loro debut album, e la superano! Con un disco potente come un maglio, in un momento in cui la scena heavy sembrava essersi riaddormentata come alla fine degli anni ‘80, questi metal kids centrano il bersaglio. Chiara l’ispirazione di matrice anglo-sassone, ma caratterizzata da soluzioni più dolci e armoniche in linea con le tendenze più recenti della scena heavy, disegnate a meraviglia dai due chitarristi. Un disco che ha fatto fare al sottoscritto un salto indietro negli anni Ottanta , e non solo per la curiosa cover The Voice degli Ultravox datata 1981, ma facendogli ricordare, sotto certi aspetti, i teutonici Helloween della prima ora. I pezzi più riusciti sono sicuramente Fight against the Dragon e A descent into the Maelstrom, ambedue oltre gli otto minuti, ma vere e proprie gemme compositive a cui va sicuramente stretta l’ etichetta heavy metal.Gli altri brani sono dei robusti e tirati pezzi metal, ma apprezzabili anche da chi non è un patito del genere, vuoi per limiti d’età, vuoi per una personale idiosincrasia verso una musica che è sempre stata catalogata come ripetitiva e povera di idee. Buona la tecnica di tutti gli elementi della band con una menzione particolare per il vocalist, impegnato anche alle tastiere, che non ha nulla da invidiare a colleghi ben più famosi.
Mauro Malloni
Anche per i Prowlers, quintetto romano, è arrivato il momento del debutto e “Soul thieves” è realtà. Conosciuti per essere stata la cover band degli Iron Maiden, la band con “Souls thieves”, dimostra di non saper solo riproporre i classici della Vergine di Ferro, ma di essere in grado di dar vita ad un sound ricco e variegato. In attivo ormai dal 1996 la bands è composta da Stefano D’Orazi e da Fabio Schirato alle chitarre, da Alessandro Vincis al basso, da Claudio Cappabianca alla batteria e da Fabio Minchillo alle voci e tastiere, cinque ottimi musicisti che in questo lavoro hanno assemblato alla perfezione heavy metal classico, hard rock e metal progressive e non mancano tracce di metal teutonico, ma il tutto arricchito da spunti di originalità e di ottime trovate. Il brano che rimane subito impresso è la title track, con passaggi chitarristici alla Maiden , ma arricchito da ottime orchestrazioni, da assoli dal gusto neoclassico, dalla voce graffiante di Fabio Minchillo e dall’ospite Claudia McDowell dei Morgana’s Kiss in alcune parti vocali. Le ritmiche sono più serrate in “Memories”, anche se non mancano momenti epici e “Once again” è forse uno dei brani più riusciti grazie ad ottimi momenti melodici creati dai due chitarristi. Da segnalare anche “Incubus”, “Freeze on the line” e “A descent into the Maelstrom”, altri tre momenti molto importanti per l’ottima riuscita di questo lavoro e la bellissima cover di “The voice” degli Ultravox, qui metallizzata a dovere. Un’ottima rampa di lancio questo “Souls thieves” per una band che ben promette per il futuro e che ha tutte le carte in regola per varcare i confini.
(fl)
Prima fatica discografica per la ex Iron Maiden cover band romana. No, non è facile scrollarsi di dosso un etichetta, specialmente se essa è una specie di trademark incancellabile. E sono certo che questa specie di maledizione la conoscono molto bene i Prowlers, gruppo romano che, dopo anni come cover band del gruppo di Steve Harris e soci, sta faticosamente, ma con successo venendone fuori. Grazie alla nostrana affiliata alla Northwind, la Steelborn Records, la possibilità gli è offerta da questo ‘Soul Thieves’ che, nelle 10 tracce che lo compongono dimostra la indubbia perizia e maturità che la band ha oramai acquisito. Ovviamente siamo all’interno del panorama power-metal con chiarissime ed evidenti influenze NWOBHM, ma il tutto è piacevolmente fresco ed efficace. Forse gli unici due appunti che mi sento di fare sono sia quello di non farsi prendere troppo dalla tentazione di emulare eccessivamente gli idoli di gioventù (Iron Maiden , n.d.A.), e secondo l’eccessiva durata di quasi tutti i brani (quasi tutti sopra i sei minuti). La voce di Fabio Minchillo è potente ed efficace in ogni momento del disco ed anche le due asce dimostrano talento e buon gusto ma sarebbe ingiusto privilegiare alcuni invece di altri poiché qui è la squadra che funziona. Anche la scelta della cover all’interno del disco dimostra una conoscenza musicale varia ed originale dato che trattasi di ‘The Voice’ degli Ultravox e il risultato, è intrigante e seducente. Un disco da ascoltare con attenzione per non essere spiazzati in futuro.
(Francesco Simoncelli)
Ennesimo gruppo all’esordio e davvero c’è da rimanere stupiti dalla qualità della proposta musicale di questo gruppo anch’esso emerso dall’underground romano.Fabio Minchillo voce,Fabio Schirato e Stefano D’Orazi alle chitarre,Alessandro Vincis basso e Claudio Cappabianca on drums,sono autori di un lavoro nel quale intelligentemente sono recuperati gli stilemi compositivi della NWOBHM e più in generale dell’heavy fantasioso che ha reso gli ’80 irripetibili dal punto di vista della creatività musicale.Hard rock,progressive,e appunto heavy classico sono assemblati quasi perfettamente al più recente power di matrice teutonica anche se ovviamente non mancano alcune ingenuità e prolissità nel songwriting,comunque assolutamente scusabili in un gruppo all’esordio. L’iniziale “Souls Thief” è propedeutica in tal senso : ritmo incalzante con ficcanti puntate nell’heavy/ epic ,riffing guitars impostato su matrici classicissime che mi hanno ricordato gli ormai dimenticati Chateaux del primo album con digressioni sonore che scomodano addirittura antici guerrieri quali Warrior e Armored Saint.Da rimancare la maiuscola performance del grintosissimo singer ,a mio giudizio punto di forza di una band che comunque si dimostra validissima nel suo insieme anche con la seguente “Memories” che ad un substrato ancora heavy/classic,contrappone una ritmica furibonda al limite dello speed e scansioni melodiche-sinfoniche di tutto rispetto.Sugli scudi in questo caso la sezione ritmica,finalmente ed unicamente umana ,che si rivela pure assai duttile nei breaks epici che spezzano l’incidere della track e la coppia d’asce autrice di un rifferama semplice semplice ma efficacissimo . “It” al contrario mi piace poco ,troppo scolastico il songwriting e prevedibile lo sviluppo sonoro troppo ancorato a Gamma Ray e compagnia bella,pur conservando uno strano flavour seventeen,seguita a ruota da “Once Again” piacevole galoppata alla Irons meets primi Helloween ,che però a mio parere non rende giustizia al gruppo,capace di ben altre composizioni. “Fight Against the Dragon” è un mixing al calor bianco fra heavy/epic e power /speed ,impreziosito da breaks hard e improvvise sfuriate che comunque non disdegnano di essere supportate da melodie alla Tygers of Pan Tang davvero inusuali per un gruppo agli esordi .“Incubus” è al contrario purissimo epic metal ancora rimembrante gli Armored Saint anche se le maestose aperture melodicpower e lo schizzato refrain speed attualizzano il tutto in modo assai personale .Sugli scudi i due axeman e la micidiale sezione ritmica e davvero incredibile il break di matrice progressiva che precede il deflagrante finale degno preludio all’altro Highlight del lavoro “The Voice” .Semplicemente geniale questa track che unisce melodie e struttura sonora alla Pendragon a digressioni ancora power per un assunto finale che da solo vale l’acquisto del cd,assolutamente fantastico il sognante bridge centrale che chiama in causa con pieno diritto i miei amatissimi Threshold.A mio giudizio una delle più belle tracks sentite negli ultimi anni seguita a ruota da “Freeze on the Line” altra track nella quale le chitarre ,pur disegnando arabeschi sonori di chiarissima matrice progressivo-sinfonica,ascoltare il break centrale please,non disdegnano fraseggi pesantemente heavy ,creando il giusto tappeto sonoro sul quale si inerpica il grintosissimo singer e l’ancor grande sezione ritmica.Conclude un ottimo lavoro “The Maelstrom” nella quale la propensione dei nostri per l’heavy /progressive è lapalissiana e giustificata da un’altra splendida track assolutamente perfetta nell’alternare partiture progressivo-sinfoniche a violentissime sfuriate di classic heavy allo stato selvaggio.Che dire d’altro ? la produzione è potentissima ,l’artwork assai piacevole e ovviamente non m iresta che pronunciare il fatidico……………..BUY or DIE!!!!!!!!!
(Ulisse Carminati)
Nati nella capitale nel 1996 i The Prowlers si sono segnalati all'attenzione del pubblico romano e non solo grazie alla perizia nel riproporre le song degli Iron Maiden. Con il tempo la band ha cominciato a lavorare sui propri pezzi ed oggi grazie alla Steelborn Records, etichetta che nasce da una costola della Northwinds, la grande occasione del primo disco si è fatta realtà. Va detto che i nostri, malgrado siano all'esordio, sono stati fin dall'inizio attivissimi proponendosi sia in sede live che grazie a demo vari, il tutto accumulando un'esperienza che oggi viene fuori tra i solchi di questo "Souls Thieves". Senza tanti giri di parole possiamo affermare con una certa tranquillità che i The Prowlers non hanno assolutamente fallito la prova spesso proibitiva dell'esordio discografico. Le dieci canzoni denotano sì come i numi tutelari dei capitolini siano Steve Harris e compagni, ma influenze progressive e stilemi propri anche del power permettono al tutto di suonare moderno ma allo stesso tempo rispettoso della tradizione (leggasi NWOBHM), in un amalgama genuina quanto efficace. Caratteristica che sorprende è come i cinque abbiano ricercato la complessità all'interno delle song senza apparire pretenziosi o scontati, tradendo una capacità al livello di songwriting non indifferente. Questo disco può essere eletto a manifesto della voglia di continuare nel 2003 a suonare heavy metal puro senza sé e senza ma.
(Alessio Giampà)
CD di debutto per i The Prowlers, formazione romana che si è fatta le ossa on stage nel corso degli anni, prima come cover band e poi proponendo materiale proprio. Tre Demo alle spalle e, tramite la Label Piemontese Steelborn, ecco il Debut Album, per una Band che sa differenziarsi dai classici stereotipi del Metal all’italiana.L’approccio dei The Prowlers è più classicamente metallico, con passaggi che sanno di Metal all’inglese anni ’80, un gran lavoro di chitarre – davvero bravi Stefano D’Orazi e Fabio Schirato – qualche azzeccato inserto tastieristico di stampo progressive ed una voce piuttosto particolare, magari non sempre canonica ma di certo particolare e caratterizzante. Tipico del Progressive è anche l’ampio spazio che viene dato alle parti strumentali, dove le idee interessanti non mancano proprio.Restano da affinare alcune cosette, soprattutto nella scorrevolezza dei brani, ma considerando che di Debut Album si trattami sembra che i The Prowlers abbiano qualcosa di buono da dire.
Buona prima prova la loro.
(Sandro Buti)
Puttana
Eva!!! E' questa la prima esclamazione che ancora dopo due settimane mi si pianta
nelle meningi, ascoltando e riscoltando questo "Souls Thieves" agognatissimo
debut album dei capitolini The Prowlers.
La band gia' attiva dal 1996, come Iron Maiden cover band, e con gia' alle spalle
anche due demo e un mini cd, (oltre a comparire su compiliations varie, tra
cui il primo volume di Defenders Of Metal in compagnia di Madog, Sabatan, Jester
Moon, e i leggendari Dr.Mastermind, riformatisi per l'occasione...), vede premiati
i suoi sforzi grazie alla Steelborn Records, ad onor del vero, una delle pochissime
label nostrane, dotata di una coerenza artistica, sconosciuta ai piu'.
A voler essere sinceri fino in fondo (come sempre...) dopo il disco degli Ahrcana,
e adesso con i The Prowlers, la Steelborn va' addirittura letteralmente controcorrente,
mettendo la firma su di un platter, e presentando una band, che abbraccia in
toto la nobile causa del metallo pesante, quello puro, quello vero, quello che
se ne sbatte i coglioni di trends, (tastiere) e umori del momento.
Si, infatti come gia' i piu' attenti di voi avranno intuito, qui ci troviamo
davanti ad un platter che "gronda" metallo da ogni nota, da ogni solco.
Dieci songs (9 + 1 cover degli Ultravox) all'insegna del metallo, e assolutamente
niente altro, prendere o lasciare!
Tutto in questo "Soul Thieves" e' fottutamente heavy, a partire dall'
onnipresente influenza Ironz che si respirera' costantemente durante tutto l'arco
del platter, ma questo non e' per niente male, anzi...
Come testimoniato dall'esantante opening "Soul Thieves" un pezzone
heavy, introdotto dall'intro "Last Breath" (evocativa, da fa venire
la pelle d'oca...). Una middle time-song completa e perfettamente arrangiata,
con una melodia armonizzata a due chitarre di chiara ispirazione Iron, un drumming
squadrato, dinamico, e la bella prova vocale di Fabio Minchillo, dotato di una
voce di buona estensione e della timbrica roca, che si rivelera' poi uno dei
punti di forza della band. Splendido, e ripeto splendido, il lunghissimo intermezzo
strumentale, ben articolato e con dei solos guitar armonicamente esaltanti,
che mettono in mostra la buona qualita tecnico/esecutiva del duo D'Orazi/Schirato,
che non si fanno pregare piu' di tanto, quando arriva il momento di "inserire
il turbo", e scusate se' e' poco! Davvero tutto grasso che cola, specialmente
se' si pensa all' estrema cianfrusaglia sinfonica che c'e' in giro di questi
tempi! Almeno qui nessuno si sogna di nascondere le chitarre dietro una qualche
cazzo di tastiera...
Bene davvero anche la successiva "Memories" una middle time song articolata,
dalla melodia non proprio immediatissima, ma con il suo drumming chirurgico,
assolutamente da urlo.
Partenza sparata anche con la successiva "It" un altra ottima song,
con un azzeccatissimo cambio di tempo sulla melodia e ripartenza sul bridge
successivo. Ottima anche la scelta del controcanto sul chorus che immette nel
brano qul tocco in piu', ad impreziosire il tutto.
Non saranno il massimo in termine di orginalita', pero', puttana eva, (e due!)
quello che fanno lo fanno come Cristo comanda!
Controprova fornita anche dalla successiva "Once Again" con il suo
chorus frenetico e ripartenza cadenzata, una vera e propria sassata nelle gengive!
Urli di guerra, il preludio!
"Fight Against The Dragon" e' un altra stilettata netta alle nostre
coranarie gia' duramente provate da cotanta tempesta di metallo, una heavy song
dall'andamento cadenzato, con degli inserti narrati ad intrecciare la melodia
solenne e marziale, un brano ricco di phatos, una specie di "Seventh Son
Of A Seventh Son" con il suo continuo cambio d'atmosfera. Un brano che
si avvolge e riavvolge su se' stesso durante l'arco dei suoi quasi nove minuti,
la classica heavy metal song che viene fuori alla distanza, anche se' a primo
ascolto il tutto puo' risultare un tantino prolisso, ma vi assicuro che sono
solo le impressioni iniziali. Daltronde se' vi avvicinerete a questo "Soul
Thieves" credendo di trovare del metal dalle melodie zuccherose, semplici
semplici e cantato "soave" da primo ascolto, allora, non avete la
benche' minima idea di cosa sia "metallo pesante"! Quello spesso vissuto
ancor prima come attitudine, come colonna sonora di una generazione prima e
come "semplice" arte dopo.
Discorso
simile per la successiva "Incubus" con il suo incedere "strallunato".
Una melodia sfuggente, che si risolve nell'eccellente break strumentale, una
sorta di fulmine a ciel sereno.
Da questo punto in poi l'album scorre via su livelli eccelsi. Da segnalare anche
l'ottima cover version di un classico degli electro-pop-rockers Ultravox: "The
Voice" ("Rage In Eden" dell'81, vado a memoria quindi potrebbe
risultare inesatto...) egregiamente "metallizzata" e non eccessivamente
stravolta.
Ottima
anche la successiva "Freeze On The line" con il suo drumming tirato
e lunghissimo intermezzo strumentale da brividi.
Il
platter si chiude poi con la lunghissima e articolata "A "Descent
Into The Maelstrom" con il suo intro marcatamente power/prog che' conferma
la buonissima padronanza tecnico/compositiva di tutta la band, assolutamente
a suo agio anche con tempi misti e fraseggi dissonanti. Un brano che mostra
tutta la coesione di cinque musicisti che in una suite da meno di otto minuti,
"mette in tavola" con assoluta naturalita' splendidi fraseggi melodici,
arpeggi ipnotici, cantato evocativo Dickinson docet, riffoni al vetriolo, e
doppia cassa tellurica... Rimanere impassibili difronte a cotanta "fiera
del metallo" e' impresa ardua, per non dire impossibile!
In una sola parola: GRANDI!
In conclusione cosa posso aggiungere?
Sicuramente, "Soul Thieves" e' un album che magari non rientrera'
nei consensi di chi e' sempre alla ricerca dell'originalita' a tutti i costi.
Certamente pero questo debut e' da annoverare a pieno diritto, tra tutti quegli
albums prodotti con talento, passione, cuore, e sincerita', da una band di cinque
strumentisti che si affaccia al mondo (musicalmente parlando) con l'arduo obbiettivo
di rimanere se' stessi, portando avanti quello in cui credono, e fregandosene
del resto.
Scelta questa, coraggiosa ed encomiabile, che per chi e' abituato a ragionare
mettendosi il cuore sotto i piedi, non e' nemmeno lontanamente capibile.
Un platter che e' un vero elogio alla lentezza, (inteso come concetto puramente
filosofico) alla lentezza e alla calma con cui i The prowlers e questo "Soul
Thieves" si impadroniranno di voi...
In questo caso pero', se' non siete tra gli appartenenti a quest'ultima categoria,
lasciateci almeno che il dubbio atroce, pervada le nostre menti...
L'atroce dubbio che la vostra presenza sul pianeta di metallo sia un tantino
fuori luogo...
...Suerte. Mirko (I.N.R.I.)
La Steelborn Records di Tortona continua nella sua assidua ricerca di nuove rivelazioni in ambito metal classico sul territorio nazionale, in questo caso la combattiva label piemontese ha messo a segno uno dei suoi colpi migliori. I The Prowlers sono originari di Roma dove sono stati fondati nel 1996, già dal nome del gruppo si evince una decisa parentela con il metal di scuola Iron Maiden, infatti i nostri esordirono proprio come cover band di Steve Harris & co. Solo nel 1999 i The Prowlers trovano le risorse e l’occasione per registrare un demo autoprodotto con brani composti dal gruppo nel tentativo di suscitare l’interesse di qualche label in cerca di gruppi da produrre. Insoddisfatti del primo prodotto i nostri romani decidono nel 2000 di entrare ai The Outer Sound Studios di Roma per registrare un nuovo demo molto più ambizioso e professionale intitolato “A descend to maelstrom”. Questa volta il gruppo è riuscito ad accattivarsi notevoli consensi in giro per l’Europa e così giungere al contratto discografico. A me questi aspetti di music businness sono sempre interessati perchè credo possano darvi la dimensione delle difficoltà di realizzare in formato digitale il sogno di ogni musicista, ossia incidere la propria musica e avere un contratto discografico. In ogni modo i The Prowlers si pongono come una risposta coerente e credibile alla evoluzione del sound di platter fondamentali della storia del metal come “The number of the beast” e “Piece of mind”, riletti oggi alla luce di una grande ispirazione e di una indiscutibile dedizione alla causa del metal classico. Io non credo che una band come i The Prowlers possa essere etichettata come clone-band e mi bastano due brevi considerazioni per rafforzare questa mia affermazione. In primo luogo il metal è un concetto indiscutibilmente chiaro e integro, il metal è una musica capace di rigenerarsi ma non cambia, quindi suonare metal siginifica assomigliare ad altre band, in questo caso agli Iron Maiden, non c’è nulla di male in questo. In seconda istanza quando un gruppo ha talento e ispirazione riesce sempre a destare interesse e emozioni utilizzando gli stilemi e i canoni classici del metal storico, non c’è bisogno di stravolgere la tradizione. Già dalla title track di questo “Souls thieves” si comprende che i The Prowlers hanno polso e pelle, e come diceva qualcuno “Tengono botta”, un brano deciso e molto frontale che cresce grazie a un ottimo lavoro di basso e chitarre che ricorda le cavalcate storiche del calibro di “Where eagles dare”, linee vocali sporcate e cattive rendono il sound del gruppo riconoscibile e incisivo. In questo senso si denota subito la prima grande differenza rispetto ai Maiden, i The Prowlers non puntano su un cantato particolarmente pulito e lirico, anzi qui siamo innanzi a linee vibranti e dannatamente metal che mi sembrano molto azzeccate. La seconda “Memories” continua sullo stesso trend della precedente, ancora grandissimi riff portanti alternati ad aperture melodiche dal sapore epico e trascinante, belle le parti soliste delle chitarre molto vicine ai dettami di Adrian Smith dei tempi che furono. Con “It” i The Prowlers si cimentano in un mid tempo granitico e fortemente ritmato, bello il refrain del ritornello basato su un uso riuscitissimo di cori frontali ed epici, in breve il gruppo riesce a concretizzare una prova compatta e decisa. Ottima, davvero ottima sotto ogni profilo, “Once again” è una canzone epica e lunga che esplode letteralmente in un ritornello ispiratissimo sorretto da grandi riff crescenti e parti melodiche fluide, questo è prorpio quello che avrei voluto sentire sul nuovo “Dance of death” degli Iron Maiden e che, mi spiace, non ho sentito. Più veloce e sotto certi aspetti power-oriented, “Fight against the dragon” non scade in un facile e mieloso susseguirsi di parti dal sapore sinfonico ma si dimostra un brano corposo e graffiante, più veloce in certi frangenti ma comunque lontano dal power imperante oggi. Molto più convincente “Incubus” mi rimanda al periodo di Paul DiAnno quando la vergine di ferro basava la sua musica su brani robusti e trascinanti pensando al sodo senza perdersi in composizioni prolisse, queste considerazioni si applicano perfettamente al caso dei The Prowlers. La cover “The voice” degli Ultravox si lascia ascoltare, ma veniamo alla ottima “Freeze on the line” un altra conzone riuscitissima e davvero convincente, bellissimo il lavoro ritmico delle chitarre che contano su un suono distorto e rabbioso ottimo sotto il profilo artistico. La conclusiva “A descend into the mealstrom” riporta i The Prowlers a sonorità ritmate e granitiche, ancora una volta i nostri romani giocano a rielaborare i canoni del metal classico e lo fanno con grande perizia e tecnica. Se siete rimasti delusi dagli ultimi frangenti delle carriera dei Maiden, e non avete paura di gridarlo al mondo, credo che scoprendo questi The Prowlers metterete a serio rischio il vostro apparato cardiaco.
Metal.it (EUTK.net) 7,5/10
Passati non molto tempo fa nella sezione demo di Eutk.net, i romani The Prowlers arrivano al debutto discografico vero e proprio con "Souls Thieves", album realizzato dalla piccola ma sempre più intraprendente Steelborn Records. Di "A Descent Into The Maelstrom" non solo ripongono tutte e quattro le canzoni, ma confermano tutti i pregi evidenziati e le aspettative sollevate nell'occasione. Per coloro che non avevano letto quella recensione e che non conoscono i The Prowlers, diciamo innanzitutto che sono nati sette anni fa come cover band degli Iron Maiden, un inizio che ha marcato a fuoco il loro songwriting, sebbene questo riveli poi altri aspetti, con rimandi sia al versante power ed epico sia a quello legato alla NWOBHM, influenze che evitano ai The Prowlers la nomina di meri cloni o di "ladri d'anime". Dei Maiden sono comunque innegabili le strutture di alcune canzoni e la prestazione della sezione ritmica, sopratutto quella del bassista Alessandro Vincis. Le linee vocali si muovono invece in altre direzioni, grazie a Fabio Minchillo, il quale si segnala cantante di valore, personale e dotato di un'ugola grintosa, e fa venire in mente Dickinson un'unica volta durante la conclusiva "A Descend in the Mealstrom". Anche le chitarre fanno la loro figura e Stefano D'Orazi e Fabio Schirato non evitano di citare i Maiden (ad esempio nei solos di "Souls Thief" o "Once Again"), ma non è certo questo a farmeli malvolere, anzi, la freschezza che i The Prowlers hanno saputo dare ai loro brani fa sì che "Souls Thieves" scorra con piacere. Passando ai vari brani, uno dei più riusciti è certamente "Souls Thief", un mid tempo squadrato e potente che ti conquista subito e mette in risalto le qualità di una registrazione di ottimo livello, grazie al lavoro svolto agli Outer Sound Studios assieme a Giuseppe Orlando dei Novembre. "It" continua a ricordarmi gli Heavy Load, magari con l'aggiunta di una spruzzata di Gamma Ray. Se qui erano l'epicità ed in parte la melodia a farla da padrone, "Once Again" spinge maggiormente sull'acceleratore, seguita da "Fight Against the Dragon" che si divide in tre parti ma che nel suo insieme rappresenta uno dei momenti più esaltanti e ricchi di pathos del CD, per il suo azzeccato mix di epicità, irruenza e melodia. L'epicità domina anche la successiva "Incubus" che mostra allo stesso tempo bruschi sprazzi di velocità ed alcuni passaggi meno immediati che lo rendono un brano un po' particolare. "Freeze on the Line" e "A Descend in the Mealstrom" sono due brani che sebbene in un contesto sempre heavy mostrano spiragli a soluzioni più articolate, che per la seconda arriverei a definire quasi progressive. A sorpresa troviamo anche la cover di "The Voice", ottimo brano degli Ultravox, che magari non ci si aspetta da un gruppo nato come cover band dei Maiden ma che si fa apprezzare, anche se ad essere onesti già l'originale era un gran bel pezzo. C'era da aspettarselo: ottima band ed ottimi gusti!
(Sergio 'Ermo' Rapetti)
Rock Shock 8/10
Ecco forse uno dei migliori gruppi emergenti nella scena metal italiana e internazionale:
i The Prowlers. Erano riusciti a resuscitare i migliori Iron Maiden con le
loro cover, ora sono tornati a dire la loro! Una
voce potente come quella di Fabio Minchillo, due energiche chitarre, un basso,
e una batteria incalzante. Questi sono i semplici ingredienti per una ricetta
esplosiva: i The Prowlers.
Nati nel 1996, sono cresciuti a suon di Iron Maiden e Dream Theatre, fino ad
arrivare alla loro primo demo, A Descent into the Maelstrom del 1999, che ha
ricevuto non pochi consensi da parte del pubblico. Purtoppo però in Italia
arrivare ad una casa discografica nel panorama della musica heavy metal è
molto arduo, e solo nel giugno del 2003 sono riusciti a dimostrare la loro bravura
e firmare un contratto con la Steelborn.
Esordio non poco faticoso, Soul Thieves è tutto da gustare: il ritmo
parte subito all'insegna di riff incalzanti e grintosi, che lasciano intravedere
il loro passato da cover band degli Iron Maiden, ma senza risultare privi di
una spiccata personalità.
Le 10 tracce si susseguono con qualità stupefacente e in ogni stacco
riesce ad emergere il gran timbro della voce che con la sua elevata estensione,
corona ed esalta gli assoli di straordinaria bravura (anche se in alcuni casi
forse un po' ostentati).
Molto azzeccate le parti melodiche ed epic metal che ben si intrecciano ai riff
ispirati ad Harris e soci. I pochi pezzi più progressive sono veramente
stupendi, accompagnati da una batteria che sembra inarrestabile.
Una delle migliori canzoni è forse A descend into the mealstrom (una
delle loro prime demo), che rabbiosamente riporta l'ascolto alla vera essenza
del metal.
Impossibile negarlo: per essere un cd "underground", lascia davvero
con la bocca aperta! 8 strameritato!
Metallus.it: 7/10
I
romani The Prowlers giungono all’esordio discografico dopo tanti anni
passati su svariati stage come band tributo agli Iron Maiden. ‘Soul Thieves’
è un’occasione ghiotta per decifrare se una band tributo è
anche in grado di slegarsi dai propri epigoni e proporre qualcosa di personale
e vincente.
Di
fatto la band italiana ricalca, a livello stilistico, il sound heavy metal classico
di Steve Harris e compagni; di certo, però, il prodotto completo risulta
personale e si distacca abbastanza dal trademark della vergine di ferro. I The
Prowlers si avvalgono di un singer, Fanchillo, che sa passare senza problemi
da vocalizzi più rochi a parti estremamente melodiche. Le due asce di
Stefano e Fabio dimostrano di ispirarsi notevolmente al sound degli Iron ma
inseriscono anche molto metallo di tradizione tedesca. Purtroppo il basso di
Alessandro è un po’ sacrificato e la batteria non emerge molto.
Nel
complesso il gruppo dimostra una certa maturità compositiva e riesce
a sfornare un discreto numero di hit vincenti, a partire dalla title track,
molto immediata, per passare alla teutonica ‘One Again’ ed alla
più epica ‘Fight Against The Dragon’.
A
livello di artwork non è stato fatto un gran lavoro e la cover è
proprio scadente… mentre a livello di lyrics si passa da testi interessanti
ed ispirati come la fantasy ‘Fight Against The Dragon’ o la orrorifica
‘A Descent Into The Maelstrom’ (ispirata da un racconto di Edgar
Allan Poe) a tematiche introspettive dal tono abbastanza cupo, come in ‘Incubus’.
Da segnalare infine, la cover appena passabile di ‘The Voice’ degli
Ultravox. Nel complesso ‘Soul Thieves’ è un discreto lavoro
e un buon punto di partenza.
Debbo dire che mi capita sempre più spesso di ascoltare dei buoni esordi ma la cosa particolare è che tutti i gruppi sono di Roma vedi anche i Concept (dei quali vi consiglio caldamente l’acquisto del loro cd.) i Prowlers si presentano con un prodotto di tutto rispetto proponendo dell’ottimo heavymetal di stampo classico con delle ventate epiche veramente notevoli.Chiaramente le influenze qui sono facilmente intuibili Ironmaiden in primis per il grosso lavoro delle chitarre che spesso e volentieri ci ricordano il trio Maideniano e i Manowar per l’aspetto epico come dicevo prima molto presente nell’intero disco,ma in più io azzarderei anche qualcosa degli Heavy Load gruppo storico del metal ottantiano scandinavo, e gli americani Virgin Steel.Indubbiamente la preparazione tecnica del gruppo permette di usufruire di un disco estremamente valido sia dal punto di vista prettamente musicale che artistico, bellissimo il brano “The voice” che spicca per un approccio diverso basato molto su di un tappeto tastierisco per conferire maggiore epicità secondo il brano più interessante dell’intero lotto,penso che sarà interessante vederli dal vivo ben fatto ragazzi!!!!
(Stefano Bonelli)